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Senecio inaequidens DC   campagna C03

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Senecione sudafricano

 

Ordine: Asterales

Famiglia: Asteraceae

 

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Distribuzione: originaria del Sud Africa, questa pianta è stata accidentalmente introdotta in diversi Stati dell’Europa con il commercio della lana dalla fine del IX all’inizio del XX secolo. In Italia la specie è invasiva pressoché in tutte le regioni, sebbene non abbia ovunque lo stesso grado di diffusione. In Lombardia la specie è molto diffusa in tutte le province.

Identificazione: è una pianta erbacea perenne alta 40-60 cm (in alcuni casi 100 cm) con un fusto eretto, glabro (privo di peli), ramoso e un portamento cespuglioso. Le foglie, lunghe 60-70 mm e piuttosto strette, sono alterne e lineari e prive di picciolo (sessili); hanno margine intero o con dentelli irregolari. I fiori gialli sono riuniti in capolini (Ø 2-2,5 cm) Camera icon 03 e a maturazione producono frutti cilindrici dotati di pappo bianco Camera icon 03.  

Specie simili: In Italia sono presenti diverse specie del genere Senecio, sia autoctone che alloctone. S. inaequidens si distingue dalle altre specie per le foglie intere, lineari e strette e per l’aspetto cespuglioso. Si distingue inoltre dalle specie del genere Solidago per le minori dimensioni sia generali sia delle foglie.

Biologia ed ecologia: la specie, che fiorisce sia in primavera-estate che in autunno-inverno, si può riprodurre sia per seme che per via vegetativa. L’impollinazione è entomofila. Può vivere tra 5 e 10 anni e può produrre semi dispersi dal vento grazie al pappo piumoso. È caratterizzata da crescita rapida e ampia tolleranza ambientale: vive in ambienti soggetti a disturbo (margini di strade, ferrovie, muri, manufatti, campi, vigne, incolti sassosi), ma anche in prati più o meno arbustati, rupi sassose, sponde fluviali e talvolta formazioni boschive aperte. Si rinviene fino a oltre 1400 m.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: S. inaequidens è specie esotica invasiva e, ai sensi della Legge Regionale 10/2008, è inserita nella Lista Nera delle specie vegetali oggetto di monitoraggio e contenimento. Per la sua elevata capacità di colonizzazione, può soppiantare efficacemente almeno in parte la flora autoctona in habitat naturali e semi-naturali. Inoltre, è in grado di ridurre o annullare il valore foraggero dei pascoli, dato che contiene alcaloidi tossici per gli animali con effetti potenzialmente letali: tali sostanze possono essere rinvenute nel latte e nel miele e quindi inserirsi nella catena alimentare. I metodi di lotta più efficace sono l’estirpazione delle piante e lo sfalcio ripetuto, purché effettuati prima della fruttificazione per evitare la dispersione dei semi, che possono giungere a maturazione anche da piante strappate. Il materiale vegetale di risulta deve pertanto essere smaltito in modo adeguato (per esempio tramite incenerimento). Da evitare sono inoltre la movimentazione di suoli contaminati da semi e la creazione di zone denudate in siti prossimi alle aree infestate; in presenza di suoli nudi si consiglia una repentina semina di miscugli autoctoni o, in aree prative, di specie foraggere competitive.

Note per la ricerca: le ricerche dovrebbero essere finalizzate sia alla mappatura delle popolazioni già stabilizzate, sia all’individuazione di nuovi insediamenti. Questo permette di intervenire tempestivamente per il controllo, nonché di monitorare l’ampliamento dell’areale della specie. La specie è segnalata in tutte le province lombarde, ma maggiori informazioni dovrebbero essere acquisite per quelle di Como e Sondrio.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: la pianta intera. 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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