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Sagittaria latifolia Willd.   campagna C03

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sagittaria americana, sagittaria a foglie larghe

 

Ordine: Alismatales

Famiglia: Alismataceae

 

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Distribuzione: originaria dell’America settentrionale e centrale, la sagittaria americana è stata introdotta in Europa e nelle isole del Pacifico come pianta ornamentale per stagni, laghetti e altri corpi d’acqua. In Europa è segnalata in varie nazioni, ma non è ancora diffusamente naturalizzata. In Italia è presente nelle regioni settentrionali ad eccezione di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Liguria. In Lombardia la specie è non è molto diffusa, ma risulta localmente invasiva.

Identificazione: è una pianta acquatica erbacea perenne che da stoloni robusti tuberiformi si eleva fino ad un metro di altezza. Le foglie sommerse, se presenti, sono lineari e nastriformi; quelle emerse sono erette con lamina sagittata (a forma di punta di una lancia) con lobi basali lunghi quanto il resto, per un totale di 6-50 cm Camera icon 03. Le foglie hanno apice da acuminato a sub-ottuso e picciolo a sezione triangolare. I fiori unisessuali, portati dalla stessa pianta o da piante diverse, sono riuniti in racemi emergenti dall’acqua; sono di colore bianco e hanno diametro di 3-4 cm Camera icon 03. I frutti sono acheni dotati di rostro e riuniti in gruppo.  

Specie simili: Sagittaria latifolia può essere confusa con S. sagittifolia, specie autoctona in forte rarefazione, soggetta a protezione rigorosa ai sensi della L.R. 10/2008. La distinzione può essere difficoltosa perché S. latifolia presenta una certa variabilità morfologica; in ogni caso, S. sagittifolia ha in genere foglie emerse più piccole lunghe fino a 10 cm e petali bianchi ma con una caratteristica macchia rossastra alla base. In passato è stata segnalata in Lombardia anche l’esotica S. platyphylla, che sembra oggi scomparsa e che si distingue dalle altre due specie per le foglie con lamina ovale-lanceolata e i fiori molto piccoli (Ø max 15 mm).

Biologia ed ecologia: Sagittaria latifolia può riprodursi per via asessuale attraverso stoloni e tuberi, mentre per la riproduzione da seme può adottare strategie riproduttive diverse a seconda dell’ambiente in cui vive e degli stress a cui è sottoposta. Negli ambienti disturbati ed effimeri, gli individui portano fiori sia maschili che femminili (piante monoiche), e sono in grado di autoimpollinarsi; negli ambienti stabili e poco disturbati convivono individui di sesso diverso ed è favorita l’impollinazione incrociata. In ogni caso ogni pianta è in grado di produrre fino a 20.000 acheni. In Europa sembrano essere presenti solo popolamenti clonali di piante monoiche, e non è stata segnalata la produzione di semi. Per quanto riguarda l’habitat, S. latifolia predilige in Europa acque poco profonde e limpide, in laghetti, stagni, fossi e altre zone umide, ma può essere osservata anche lungo le rive di canali e corsi d’acqua. Possiede un apparato radicale robusto e tollera pertanto variazioni del livello dell’acqua, correnti lente e onde. Non tollera invece condizioni di torbidità persistente, massiccia deposizione di sedimenti e fenomeni di acidificazione.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: per il suo potenziale invasivo Sagittaria latifolia è stata inserita nella Lista Nera ai sensi della Legge Regionale 10/2008, tra le piante oggetto di monitoraggio e contenimento. Gli impatti di questa specie sono ancora oggetto di studio, ma sono stati segnalati effetti sulla biodiversità, attraverso la competizione con la flora autoctona e la creazione di popolamenti monospecifici. In caso di densità elevata, si possono verificare anche alterazioni nel flusso dell’acqua dei canali. La prima modalità di controllo consiste nell’evitare l’utilizzo di questa specie a scopo ornamentale. Laddove già presente, è necessario distruggere e/o smaltire adeguatamente i residui vegetali derivanti da potature e sfalci, riducendo al minimo la diffusione di tuberi e rizomi anche tramite movimento di terra. Negli ambienti naturali, i popolamenti più piccoli possono essere sottoposti ad estirpazione manuale ripetuta fino all’esaurimento di rizomi e tuberi. Per quelli più estesi, non è ancora stato definito un metodo efficace e privo di effetti negativi per il resto dell’ecosistema, e si ricorre a metodologie impiegate per altre specie acquatiche (estirpazione ripetuta, escavazione, contenimento con barriere ecc.).

Note per la ricerca: questa pianta in fase di espansione deve essere attentamente monitorata nell’intero territorio regionale con lo scopo di verificare la persistenza delle popolazioni conosciute e l’insediamento di quelle nuove, che dovrebbero essere tempestivamente rimossa.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: la pianta intera (possibilmente in fiore). 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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