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Rosa multiflora Thunb.   campagna C03

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rosa polianta

 

Ordine: Rosales

Famiglia:Rosaceae

 

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Distribuzione: originaria dell’Asia orientale, la rosa polianta è stata introdotta come pianta ornamentale per l’eccezionale vigoria di crescita e per la fioritura profumata e copiosa (polianta si significa per l’appunto ricca di fiori, al pari di multiflora). Pur trattandosi di una rosa non rifiorente, questa specie ha avuto una diffusione in tutta l’Europa centro-occidentale, dove si è largamente spontaneizzata. Nel territorio nazionale è presente in quasi tutte le regioni del centro-nord, sebbene sia indicata come invasiva soltanto in Lombardia. Nella nostra regione è presente in diverse province in modo sporadico, con eccezione di quelle nord-occidentali dove la rosa polianta è localmente frequente e decisamente invasiva.

Identificazione: è un arbusto lianoso caducifoglio, alto sino a 10 m; sfrutta gli alberi come supporto per mezzo dei fusti flessibili. Le foglie sono alterne, composte da 5-9 foglioline obovate, ovate od oblunghe, con margine seghettato e apice acuto oppure ottuso Camera icon 03; presentano piccole foglioline alla base del picciolo (stipole) sfrangiate sul margine. Ha fiori ermafroditi, profumati, portati in cime corimbiformi; i sepali sono 5, decidui, lanceolati, con margine intero o con 2 lobi mediani; i petali sono generalmente 5, bianchi, obovati, con apice smarginato Camera icon 03. Il frutto (detto cinorrodio) ha colore rosso a maturazione, è globoso (Ø 6-8 mm) e contiene numerosi semi avvolti da peli Camera icon 03.  

Specie simili: è l’unica rosa esotica ampiamente spontaneizzata in Lombardia. Si riconosce dalle rose autoctone per alcune caratteristiche peculiari: il portamento esuberante (le nostre rose superano difficilmente i 2 m di altezza e hanno il portamento di piccoli arbusti con rami poco flessibili); per le stipole sfrangiate (sempre intere nelle rose autoctone); per i frutti globosi, crescenti numerosi sulla stessa infiorescenza (nelle rose autoctone sono in genere ovali e solitari o in gruppi di pochi).

Biologia ed ecologia: la fioritura avviene tra aprile e maggio ed è seguita da una abbondante fruttificazione verso la fine dell’estate. La riproduzione avviene da seme, disperso soprattutto dall’avifauna. La specie è in grado di riprodursi anche vegetativamente, tramite i rami che radicano quando toccano terra. Spesso è piantata in giardini o aree seminaturali, che costituiscono sempre i centri di dispersione della rosa polianta; talvolta è pure confusa con le rose autoctone, in particolare con la rosa dei campi (Rosa arvensis), e come tale piantata. Allo stato spontaneo la rosa polianta cresce nei boschi, soprattutto in quelli floristicamente degradati (es. robinieti), ma non è raro trovarla anche nei boschi di maggior valore naturalistico. Si rinviene anche in arbusteti, soprattutto roveti. Spesso forma popolamenti quasi puri, avvinghiandosi attorno a qualsiasi supporto e salendo sugli alberi. Vegeta in pianura e collina, su suoli in genere con buona disponibilità idrica, anche se tollera quelli moderatamente asciutti. Sopporta molto bene l’ombreggiamento, tanto da fiorire copiosamente anche in bosco; tuttavia è in condizioni di piena luce che si riscontra la sua maggior vigoria.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: la Legge Regionale 10/2008 ha inserito la rosa polianta nella Lista Nera con l’intento di monitorarla e controllarne la diffusione. Gli impatti di questa specie riguardano soprattutto la biodiversità, in quanto forma coperture monospecifiche che contrastano la crescita delle rose autoctone e dei rovi, invade le praterie su pendio, dove lo sfalcio e il pascolo sono meno intensi, e accelera la chiusura delle chiarie boschive. Lo sfalcio è spesso un metodo di solo controllo (rivegeta prontamente e vigorosamente), ma efficace per prevenire la crescita in altezza delle piante e la fruttificazione se eseguito al momento giusto, nonché propedeutico all’utilizzo eventuale dei trattamenti chimici. L’estirpazione è poco fattibile. Occorre prevenirne assolutamente la fruttificazione e soprattutto evitarne la messa a dimora.

Note per la ricerca: le ricerche dovrebbero essere indirizzate a verificare nel tempo l’evoluzione delle popolazioni già insediate e soprattutto a cercarne di nuove. In particolare, le ricerche andrebbero concentrate agli ambienti boschivi nei pressi di giardini dove la specie è presente in coltivazione.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: la pianta intera (possibilmente con fiori o frutti). 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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