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Nymphaea × marliacea Lat.-Marl.  campagna C03

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ninfea da giardino

 

Ordine: Nymphaeales

Famiglia: Nymphaeaceae

 

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Distribuzione: ibridi di origine orticola, selezionati mediante ripetuti incroci tra diverse specie esotiche e, talvolta, anche con il contributo genetico della ninfea bianca (Nymphaea alba), l’unica specie autoctona presente in Lombardia. Questi ibridi sono stati ampiamente diffusi in molti i paesi a clima temperato mediante coltivazione. In Italia sono impiegati per abbellire stagni e laghi, non solo in parchi e giardini, in quanto ritenute ninfee di maggior pregio ornamentale, almeno nelle forme con fiori colorati, rispetto all’autoctona ninfea bianca. La distribuzione in ambienti naturali è ancora poco conosciuta, ma in alcune zone della Lombardia, come nelle provincie nord-occidentali, sono piuttosto diffusi.

Identificazione: si tratta di una pianta acquatica perenne con grosso rizoma nodoso, strisciante nel fango, da cui si elevano fino al pelo dell’acqua i piccioli fogliari e i peduncoli fiorali (riempiti di tessuto aerifero), per lunghezze anche di oltre 1 m Camera icon 03. La lamina fogliare e rotonda con incisione basale strettamente acuta e profonda, galleggiante sull’acqua con la pagina inferiore; quest’ultima è spesso arrossato-violacea, mentre la pagina superiore è verde scura, lucido-satinata, talora arrossata. I fiori hanno elementi disposti a spirale, isolati, galleggianti, grandi (diametro fino a 20 cm), spesso odorosi, con tepali esterni simili a sepali e verdastri, e tepali più interni simili a petali, con colore variabile secondo la cultivar (bianchi, rosa, rossi, violacei, gialli o sfumati in varie combinazioni) Camera icon 03. Il frutto, che matura sott’acqua, è simile a una bacca contente semi globosi; nella maggior parte delle cultivar, il frutto non è comunque prodotto.  

Specie simili: questi ibridi sono spesso scambiati per l’autoctona ninfea bianca (N. alba). Quest’ultima ha però fiori sempre completamente bianchi (tranne i tepali più esterni che sono verdastri). La presenza di sfumature colorate nei fiori segnala sempre che si tratta di ibridi. Tra questi, possono essere presenti anche cultivar a fiore bianco, difficilmente distinguibili dalla ninfea autoctona. Un aiuto è dato anche dal colore delle foglie, che negli ibridi assume un vivido colore verde scuro con una marcata sfumatura rossastra, anche sulla pagina superiore.

Biologia ed ecologia: tutte le popolazioni spontanee di questi ibridi sono riconducibili a introduzioni volontarie, cioè a piante messe a dimora dall’uomo. In natura, si rinvengono in stagni, sia naturali che escavati artificialmente, e in laghi, anche di grandi dimensioni. Non si conoscono popolazioni disperse in modo spontaneo, anche perché si tratta in genere di ibridi sterili che quindi non producono semi. Ciononostante, alcuni di questi ibridi hanno un eccezionale vigore e possono ricoprire ampie superfici degli specchi d’acqua tramite riproduzione vegetativa per allungamento e ramificazione del rizoma.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: questi ibridi sono spesso ritenuti essere protetti dalla normativa regionale, in quanto confusi con l’autoctona ninfea bianca (N. alba). Tuttavia quest’ultima è la sola specie protetta ai sensi della Legge Regionale 10/2008, che invece inserisce tutti gli ibridi di ninfea nella Lista Nera, quindi tra le piante esotiche oggetto di monitoraggio. Di conseguenza, è assolutamente vietata l’introduzione di questi piante nei bacini idrici al di fuori di parchi e giardini con funzione ornamentale. Gli impatti sugli ecosistemi acquatici sono al momento relativamente confinati e soprattutto non è chiaro quale sia il rapporto di competizione con la ninfea bianca autoctona. Quest’ultima è infatti in notevole rarefazione a causa dell’introduzione della nutria che si alimenta ai suoi danni. In piccole popolazioni presenti in stagni, è possibile sradicare le piante di queste ninfee ibride, avendo cura di asportare interamente anche il rizoma. Nel caso di grandi popolazioni o nei laghi, è possibile ricorrere allo sfalcio e raccolta del materiale vegetale mediante idonee imbarcazioni. Questi tipi di rimozione devono essere ripetuti più volte, poiché la pianta può rivegetare dai rizomi sotterranei non rimossi del tutto o perché più sfalci sono necessari per esaurire le riserve presenti nel rizoma.

Note per la ricerca: le ricerche devono essere estese all’intero territorio regionale con lo scopo di verificare la presenza di questi ibridi, in particolare nei bacini idrici di interesse naturalistico situati nelle aree protette.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: i fiori. 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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