fascia 01

Pinus nigra J.F.Arnold  campagna C03

WorkInProgress2

pino nero

 

Ordine: Pinales

Famiglia: Pinaceae

 

iconaPDF xsmScarica il pdf della scheda (1199Kb)

 

  

 

 

 

 

 

 

Distribuzione: il pino nero è originario del bacino del Mediterraneo, dove è presente su alcune catene montuose e di conseguenza con una distribuzione alquanto frammentata. Questo areale discontinuo ha determinato la segregazione genetica di diverse sottospecie e varietà, debolmente caratterizzate tra loro sul piano morfologico e pertanto non sempre riconosciute a livello formale dai diversi esperti botanici. Il pino nero è stato introdotto in paesi europei, anche in quelli dove non era originariamente presente, per scopi selvicolturali, in quanto specie frugale adatta a suoli “difficili” in climi temperati. L’introduzione del pino nero è avvenuta anche in Lombardia, perché l’areale originale giunge sulle Alpi soltanto fino a est del Fiume Adige (altre popolazioni sono presenti nell’Appennino centro-meridionale). Pur essendo originario del territorio italiano, il pino nero rappresenta quindi un caso particolare di introduzione, cioè al di fuori dal suo areale originario. In Lombardia, il pino nero è stato introdotto nelle zone montane e in minor misura in quelle collinari e ancor meno in quelle planiziali. Allo stato spontaneo si presenta però quasi esclusivamente nelle zone montane, in particolare delle province di Brescia e Pavia, dove si rinvengono condizioni edafiche e climatiche a lui particolarmente favorevoli.

Identificazione: è un albero alto sino a 35 m, anche se in genere non supera i 20 m; ha aspetto compatto e robusto, con chioma densa e piramidale Camera icon 03; la corteccia è dapprima bruno-grigiastra con piccole scaglie, ma con l’età si screpola in grandi placche grigio scure aderenti; i rami sono di colore grigio-bruno. Le foglie aghiformi sono lunghe 8-12 cm, riunite in fascetti di 2 e di colore verde scuro, rigide, acuminate, abbastanza pungenti. Infiorescenze femminili e maschili sono separate ma sulla stessa pianta; le femminili sono rosa purpuree, prive o quasi di peduncolo; le maschili sono cilindriche, gialle e prive di peduncolo. I coni femminili maturi (pigne) di 4-8×2,5-3 cm, sono bruni e di forma ovoide Camera icon 03. I semi (pinoli) sono di colore grigio-scuro con ala allungata .  

Specie simili: il pino nero può essere scambiato con il pino silvestre (P. sylvestris), con cui di frequente cresce assieme. Il pino silvestre ha però corteccia rossastra (colorazione ben visibile nei rami) e foglie verde glauco lunghe meno di 8 cm.

Biologia ed ecologia: la riproduzione avviene esclusivamente da seme, disperso dal vento. Si osservano semenzali soprattutto nelle vicinanze delle piante madri, per cui la dispersione su lunga distanza pare un evento improbabile. La produzione di semi avviene entro 10-20 anni di età ed è irregolare nel corso degli anni. Il pino nero è stato introdotto in impianti forestali puri o misti con il pino silvestre. Questi impianti artificiali costituiscono il principale serbatoio di dispersione del pino nero. Di rado è stato piantato in gruppi o singoli alberi all’interno di aree boschive. La maggior parte degli impianti è stata realizzata a discapito dei prati magri, al fine di stabilizzare i versanti montuosi e incrementare quindi la produzione forestale. Allo stato spontaneo, il pino nero predilige suoli di natura calcarea e senza ristagno idrico, in posizioni relativamente calde e soleggiate.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: il pino nero modifica sensibilmente il paesaggio naturale e riduce la biodiversità dell’ecosistema boschivo, alterandone profondamente le funzionalità ecologica. Inoltre, è stato piantato nei prati magri, habitat di notevole interesse conservazionistico, da dove si è ulteriormente espanso in quelli non soggetti agli impianti originari. Ha quindi modificato in modo irreparabile le condizioni edafiche per l’insediamento dei prati magri (tramite l’acidificazione del suolo). È pertanto specie inclusa nella Lista Nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio e contenimento, allegata alla Legge Regionale 10/2008. Il taglio o la cercinatura devitalizzano le piante affermate, mentre quelle giovani possono essere anch’esse tagliate alla base oppure estirpate.

Note per la ricerca: le ricerche devono essere estese ad individuare i nuclei di spontaneizzazione, dove si riscontrano decine se non centinaia di piante nate da seme o piante già affermate. In particolare, le ricerche andrebbero concentrate all’interno delle aree protette o più in generale a contatto con i prati magri.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: un rametto con foglie.

 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

Back to Top