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Lonicera japonica Thunb.  campagna C03

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luppolo giapponese

 

Ordine: Dipsacales

Famiglia: Caprifoliaceae

 

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Distribuzione: questa specie di caprifoglio è originaria dell’Asia orientale, da dove è stata introdotta a scopo ornamentale, in quanto rispetto alle congeneri autoctone è molto più vigorosa e riccamente fiorifera. Queste caratteristiche hanno determinato il suo successo florovivaistico e quindi l’ampia diffusione a livello del nostro continente, in particolare nei paesi dell’Europa occidentale. In Italia è ormai presente allo stato spontaneo in quasi tutte le regioni, anche se in quelle meridionali esibisce un minor grado di invasività poiché predilige in minor misura i climi caldi e aridi. Nella nostra regione è presente in tutte le province, dove è stata riscontrata una diffusa elevata capacità invasiva.

Identificazione: si tratta di una liana perenne decidua o semi-decidua in posizioni riparate e soprattutto in inverni miti. I fusti raggiungono una lunghezza e un’altezza di 6 m e anche oltre. Le foglie sono opposte, con lamina sub-coriacea di colore verde più o meno scuro e con margine intero (salvo nelle foglie dei giovani getti a primavera, il cui margine può essere lobato Camera icon 03). I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, fortemente profumati, appaiati all’ascella di due foglie ridotte, libere alla base (cioè non saldate tra loro); la corolla è in genere bianca, virante al giallo crema dopo la produzione del polline Camera icon 03. Il frutto è costituito da una bacca globosa, nera e lucida Camera icon 03.  

Specie simili: il caprifoglio autoctono, Lonicera caprifolium, si distingue per il minor vigore della pianta (raramente raggiunge un paio di metri di altezza) e soprattutto per la lamina fogliare di colore verde-glauco e i fiori rosati portati all’ascella di due foglie saldate tra loro. In coltivazione sono presenti altre specie di caprifogli esotici con portamento di liana, ma al momento non sembrano essere presenti allo stato spontaneo in Lombardia. Il genere Lonicera comprende anche arbusti e cespugli, alcuni di origine esotica e in parte segnalati spontaneizzati in Lombardia.

Biologia ed ecologia: la riproduzione vegetativa avviene per radicazione dei fusti quando toccano terra; è una pianta a crescita rapida che in condizioni ottimali può ricoprire completamente terreno, piccoli arbusti, recinzioni, ecc. La fioritura, che è molto abbondante e profumata (può essere percepita a decine di metri di distanza), avviene soprattutto nella seconda parte della primavera, e, sebbene in modo decisamente meno copioso, può protrarsi per tutta l’estate. La fioritura è seguita da una discreta fruttificazione e i frutti sono particolarmente appetiti dagli uccelli, che contribuiscono alla diffusione della specie. Si trova spesso in ambienti antropizzati, perché è stata largamente coltivata. Ora si trova in maggior misura spontanea nei boschi e arbusteti, soprattutto quelli floristicamente degradati (robinieti ma anche querco-carpineti, roveti, ecc.). È assente in condizioni di marcata aridità, anche se nelle zone montuose mostra una certa predilezione per gli ambienti caldi. Tollera abbastanza bene l’ombreggiamento, pur prediligendo ambienti in piena luce dove può formare estesi e densi tappeti.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: il caprifoglio giapponese è stato inserito nella Lista Nera di cui alla L.R. 10/2008, con il fine di sottoporlo a monitoraggio e contenerne l’espansione a livello regionale. Numerosi sono gli impatti di questa specie: sulla biodiversità (influenza negativamente la rinnovazione naturale del bosco e forma tappeti di fusti e foglie che impediscono la crescita di numerose specie erbacee e di Lonicera caprifolium, specie autoctona in rarefazione), su ecosistemi (copre completamente il suolo, alterandone i processi biogeochimici) e paesaggio (costituisce coperture “innaturali” su manufatti, arbusti, piccoli alberi, ecc.). Il contenimento di questa specie è però alquanto difficoltoso. Per la sua ampia diffusione allo stato spontaneo, viene talvolta confusa spesso con il caprifoglio autoctono e quindi erroneamente venduto e messo dimora. In primis, sarebbe opportuno evitarne in modo assoluto la coltivazione, anche perché la pianta richiede periodici interventi di contenimento per frenarne l’esuberanza. Il materiale vegetale tagliato deve essere distrutto, in quanto è spesso la principale forma di dispersione negli ambienti antropizzati o nelle immediate vicinanze. Il pascolamento (caprino) può contribuire al suo controllo. Poiché tollera poco l’ombreggiamento, è consigliato l’impianto di specie legnose ombreggianti, soprattutto a seguito degli interventi mirati alla riduzione della consistenza delle popolazioni.

Note per la ricerca: le ricerche dovrebbero essere indirizzate ad individuare le popolazioni di recente insediamento, perché sono quelle che possono essere più facilmente eradicate; in tal modo è possibile contrastarne l’ulteriore diffusione. Le ricerche dovrebbero essere pertanto concentrate nella fascia collinare e nelle vallate prealpine e alpine, dove la specie potrebbe essere in espansione favorita dai cambiamenti climatici in atto.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: un rametto con foglie oppure i fiori o i frutti.

 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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