fascia 01

Rana italica

geotritone di strinati

Rana appenninica

 

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Classe: Amphibia

Ordine: Anura

Famiglia: Ranidae

 

Distribuzione in Lombardia: la specie è un endemismo italiano e ha una distribuzione esclusivamente appenninica. In Lombardia è presente solamente nell’Oltrepò pavese dove è comunque scarsa e localizzata nel settore collinare. È più omogeneamente segnalata nelle aree montane dei bacini dei Torrenti Staffora, Tidone e del Fiume Trebbia in zone con buona copertura di boschi di latifoglie (a volte anche conifere). rane verdi 2

Identificazione: le parti superiori della rana appenninica vanno dal bruno-rossiccio, al bruno, al marrone, al grigio-brunastro, al grigio-olivaceo, al grigio, al bruno-giallastro, di regola con varie macchiette più scure del fondo e con alcune macchie biancastre soffuse di bruno, ocra-dorato o rosato. Le parti inferiori sono di regola biancastre, con la gola e in qualche caso una parte del petto macchiati di scuro. La banda temporale è di solito abbastanza evidente. Il maschio si distingue dalla femmina per gli avambracci più robusti e per la presenza di un cuscinetto grigio-nerastro sul primo dito della zampa anteriore, particolarmente evidente durante la stagione riproduttiva. La massima lunghezza è di 6 cm nei maschi e 6,5 nelle femmine, ma in genere gli adulti sono compresi fra 4 e 5 cm.

Specie simili: simile ad altre “rane rosse”. Può essere confusa con la rana dalmatina, dalla quale si distingue per l’ornamentazione della gola, che nella dalmatina è priva di macchie; rana italica è inoltre più tozza della rana dalmatina. Può essere confusa con i subadulti di rana temporaria (non con gli adulti che hanno dimensioni nettamente maggiori), anche se nella rana appenninica le zampe posteriori risultano molto più lunghe.

Biologia ed ecologia: è la più acquatica tra le “rane rosse” e la si osserva quindi prevalentemente lungo torrenti a forte pendenza e fondo roccioso, in cui depone un’ovatura ancorata con un peduncolo sotto pietre o nelle fessure della roccia. Vive in boschi di latifoglie collinari e montani a basso disturbo antropico e generalmente evita le aree coltivate. È presente in ambienti sostanzialmente analoghi a quelli frequentati da Salamandrina perspicillata ma con una distribuzione altitudinale più ampia (200-1000 m s.l.m.) e una maggiore valenza ecologica.

Stato di conservazione: è inserita nell’Allegato IV della “Direttiva Habitat”, nell’Appendice II della Convenzione di Berna ed è protetta dalla legge italiana. È inoltre inserita nella “Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani” come specie “Least Concern” (LC - minor preoccupazione) anche se in Lombardia vive al limite del proprio areale, spesso con popolazioni scarsamente consistenti. La deforestazione o l’alterazione delle aree boschive, le captazioni idriche, l’inquinamento organico dei torrenti e l’introduzione di specie ittiche predatrici costituiscono i principali fattori di rischio.

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

 

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