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Salamandra salamandra   

Salamandra atra

Salamandra pezzata   

 

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Classe: Amphibia

Ordine: Caudata

Famiglia: Salamandridae

 

Distribuzione in Lombardia: la salamandra pezzata in Lombardia è molto comune e presente con continuità su tutte le Alpi e Prealpi, ad eccezione della Valtellina dove è limitata al fondovalle. È assente a quote troppo elevate come in Valle San Giacomo e in buona parte delle Alpi Orobie e Retiche, in accordo con i dati relativi alla vicina Svizzera (GROSSENBACHER 1988). La specie è totalmente assente nelle zone di pianura. I primi contrafforti morenici o le prime propaggini delle colline rappresentano per questa specie un preciso confine: nella porzione più settentrionale del Parco del Ticino, ad esempio, la salamandra pezzata è completamente assente nei boschi di Arsago Seprio (VA) e Somma Lombardo (VA) ed è invece piuttosto comune a pochi chilometri di distanza presso Cuirone (VA) e Sesto Calende (VA), dove il paesaggio appare più ondulato. È infine presente nelle zone più meridionali dell’Oltrepò pavese: in Val di Nizza, in Val Staffora, nella porzione a monte di Cecima e nella valle del torrente Avagnone.

Identificazione: è la più grande salamandra delle Alpi (raggiunge 22-23 cm di lunghezza totale). Il corpo è massiccio e privo di cresta dorsale. Gli esemplari metamorfosati sono inconfondibili per la loro colorazione a macchie di forma irregolare gialle e nere vivacemente contrastanti. La femmina è di norma di dimensioni maggiori rispetto al maschio. Le larve hanno le parti dorsali bruno-grigiastre o bruno-nerastre e presentano una caratteristica macchietta giallastra alla base dei quattro arti.

Specie simili: simile alla salamandra alpina, ma di aspetto più “massiccio”, dimensioni maggiori e con evidenti macchie gialle.

Biologia ed ecologia: frequenta per lo più ambienti boschivi a latifoglie (castagneto e faggeta), dove è facilmente osservabile nei pressi di rii e torrenti. Su Alpi e Prealpi è diffusa prevalentemente tra 250 e 1.000 m mentre in zone appenniniche è frequente tra 500 e 800 m, con alcune segnalazioni a quote maggiori tra 1.100 e 1.400 m. È osservabile durante tutti i mesi dell’anno, con due picchi di attività in aprile-maggio ed in ottobre. Presenta di norma un’attività esterna strettamente legata alle condizioni atmosferiche, divenendo più facilmente contattabile dopo il tramonto o in giornate nuvolose o piovose. Si riproduce in torrenti e, sulle Alpi alle quote maggiori, anche in pozze di abbeverata o temporanee e in abbeveratoi. Gli accoppiamenti hanno luogo a terra tra la fine di ottobre e novembre; le deposizioni avvengono per lo più tra marzo e l’inizio di giugno, ma spesso anche nei mesi autunnali. Le larve, che in genere completano la metamorfosi in 2-4 mesi, sono state segnalate in acqua durante l’intero arco dell’anno.

Stato di conservazione: la specie è inserita nell’Allegato IV della “Direttiva Habitat” e nell’appendice III della Convenzione di Berna. È classificata come “Least Concern” (LC – minor preoccupazione) nella “Lista Rossa IUCN dei Vertebrati Italiani”. Le minacce principali per la specie includono le alterazioni antropiche dei torrenti (captazioni, scarichi civili, immissione di pesci), la scomparsa di pozze e abbeveratoi legata all’abbandono delle attività agropastorali e gli interventi forestali (tagli a raso, conversione in boschi di conifere). Infine, nei mesi primaverili ed autunnali mentre si spostano da e verso i siti di latenza invernale, alcune popolazioni sono soggette a forte mortalità dovuta al traffico automobilistico.

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

 

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