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Il fiorume

I nostri nonni sapevano che il miscuglio di semi che si deposita sul pavimento dei fienili può essere utilizzato per creare un nuovo prato o per migliorare un prato esistente.

Oggi chiamiamo fiorume non solo il residuo che si raccoglie nei fienili, ma anche e soprattutto un miscuglio di semi di elevato pregio naturalistico, intenzionalmente prodotto a partire da un prato naturale o semi naturale mediante trebbiatura diretta del fieno. Se il prato donatore è ricco di specie vegetali, il fiorume ne rispecchierà la biodiversità, e, se tali specie sono pure autoctone, la semente rappresenterà un materiale di alta qualità per inerbimenti e ripristini ambientali.

Il fiorume è stato recentemente rivalutato, tanto che macchine agricole costruite ad hoc sono in grado di “trebbiare” i prati donatori maturi, producendo grandi quantità di preziosa semente. Il fiorume rappresenta un materiale già selezionato e adattato a vari tipi di habitat, secondo il sito di provenienza: la sua ricchezza in specie può garantire la ricostituzione in tempi brevi di prati e praterie di qualità a partire da aree nude. L’impiego attento del fiorume evita inoltre la diffusione di varietà commerciali, di specie esotiche e di genotipi selezionati artificialmente. Il conseguente mantenimento di elevati livelli di biodiversità naturale anche a livello genetico, assicura notevoli capacità di adattamento e resistenza agli stress da parte sia delle specie che degli ecosistemi, garantendone la sopravvivenza a lungo termine.

Per queste ragioni il fiorume è una risorsa importante per le opere di ingegneria naturalistica e per tutti i lavori che comportino inerbimenti estensivi (creazione di prati e pascoli, protezione dei versanti, recupero di cave, bordi stradali, piste da sci etc).

Per ulteriori informazioni, scarica l'opuscolo sul fiorume in formato pdf (1250Kb).

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