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Artemisia verlotiorum Lamotte  campagna C03

C03 Artemisia a

assenzio o artemisia dei fratelli Verlot, assenzio selvatico

 

Ordine:Asterales

Famiglia: Asteraceae

 

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Distribuzione: Artemisia verlotiorum è originaria dell’Asia Orientale, nello specifico della Cina, introdotta in Europa a seguito delle guerre francesi in Cina del fine Ottocento e segnalata per la prima volta a Grenoble e Clermont-Ferrand (Francia) nel 1873, da dove si è rapidamente diffusa in tutta Europa, Italia inclusa. La si può trovare dai 0 ai 600 m s.l.m. In Lombardia è fortemente presente in tutte le province dov’è ritenuta invasiva.

Identificazione: pianta erbacea perenne, alta 50-200 cm, con intenso odore aromatico (vermouth); fusto eretto, ramoso, con lunghi rizomi o stoloni orizzontali striscianti. Foglie 1-2 pennatosette, verde scuro e glabrescenti di sopra, verde-grigiastro chiaro e pelose inferiormente, con lacinie intere; foglie superiori con segmenti di primo ordine interi. Capolini numerosi, ovoidi, subsessili, più lunghi che larghi, con brattee glabrescenti, e costituiti da numerosi fiori tubulosi a corolla bruna o rossastra; infiorescenza a pannocchia strettamente piramidale, fogliosa Camera icon 03. I frutti sono acheni lunghi 2-3 mm, bruni, senza pappo.  

Specie simili: può essere confusa con il falso assenzio (Artemisia vulgaris), specie autoctona propria delle comunità di erbe perenni in ambiente secondario, che si distingue per l’assenza quasi totale di aroma, per non possedere rizomi o stoloni evidenti (pianta cespitosa) e per le foglie superiori con segmenti dentati o poco divisi Camera icon 03.

Biologia ed ecologia: forte competitore allelopatico, caratterizzato da esuberanza espansiva (rapido allungamento e frazionamento dei rizomi), capace in breve tempo di stabilizzare popolamenti monofitici densi ed estesi, che impediscono o limitano fortemente la crescita delle altre specie erbacee. Tale aggressività, massimale sui suoli ricchi a umidità variabile, da leggeri a pesanti, da subacidi a subalcalini, e favorita da episodi ricorrenti di disturbo, fra cui incendi, scassi e movimenti terra in generale. E’ perciò dannosa per le superfici agricole e i seminativi, oltre, ovviamente, ad abbattere la biodiversità delle comunità vegetali; e pure decisamente deleteria sul paesaggio, che banalizza fortemente. Infine, il polline è tra i più comuni fattori allergenici dell’aria.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: è inclusa nella lista nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione, allegata alla L.R. 10/2008 della Lombardia. La lotta contro questa pianta è molto difficile, perché eliminarne i rizomi è un’impresa improponibile in termini di costi, ma anche il risultato non darebbe garanzie; inoltre l’uso degli erbicidi sistemici è efficace, ma dipende molto dal luogo di impiego. Si può ipotizzare che tagli ripetuti prima della fioritura possano far progressivamente perdere vigore ai rizomi e portare lentamente la pianta a esaurimento. Invade soprattutto le comunità erbacee, mentre tollera poco l’ombreggiamento.

Note per la ricerca: le ricerche dovrebbero essere indirizzate ad individuare nuovi focolai, perché sono quelli che possono essere più facilmente eradicati; in tal modo è possibile contrastarne l’ulteriore diffusione. La specie deve essere quindi ricercata nelle province dove presenta ancora una distribuzione localizzata; dove la sua presenza è già fortemente affermata, sarebbe opportuno un continuo monitoraggio.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: la pianta intera o le foglie.

 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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