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Amorpha fruticosa L.   campagna C03

C03 Amorpha a

Indaco bastardo, amorfa

 

Ordine: Fabales

Famiglia: Fabaceae

 

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Distribuzione: Amorpha fruticosa è una pianta originaria del Nordamerica sudorientale; introdotta in Europa nel 1724, anche in Italia viene coltivata a partire dal XVIII sec. Sul territorio nazionale è ormai presente in tutte le regioni, con la sola esclusione della Sicilia. In Lombardia è distribuita in pianura, in particolare lungo il Po e i suoi affluenti; è praticamente invasiva in tutte le province lombarde.

Identificazione: si tratta di un arbusto con odore penetrante, con rami giovani sparsamente pubescenti; solitamente alto 1-2 m, può a volte raggiungere i 6 m. Le foglie sono imparipennate, formate da 13-17 (a volte 7) segmenti ellittici, pubescenti o subglabri, portati da un piccioletto di 2 mm; le stipole sono lineari, di 3-4 mm e precocemente caduche. I numerosissimi fiori papilionacei, di colore violaceo-porporino Camera icon 03, sono raccolti in racemi spiciformi lineari Camera icon 03. I legumi, punteggiati-ghiandolosi e lunghi 7-9 mm, contengono 1 o 2 semi.  

Specie simili: l’indaco bastardo può essere confuso con giovani piante o nuovi getti di Robinia pseudoacacia, che però sono privi di odore e con i rami glabri e in genere spinosi.

Biologia ed ecologia: è una pianta pioniera, rustica, che si adatta molto bene a ogni tipo di suolo, sia asciutto che bagnato. Cresce quindi lungo le rive dei fiumi, spesso in zone aride, e anche quelle dei laghi, dove penetra anche nel canneto. Ha un accrescimento rapido e si propaga per via vegetativa grazie a stoloni sotterranei e sessualmente mediante un’abbondante produzione di semi (fino a 3 milioni per pianta). I semi sono in genere dispersi dall’acqua di ruscellamento e dai corsi d’acqua oppure essere trasportati passivamente nei battistrada degli pneumatici.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: Amorpha fruticosa è inclusa nella lista nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione, della L.R. 10/2008 della Lombardia e inserita nella lista aggiornata al 01/2010 delle specie esotiche a carattere infestante e dannose per la conservazione della biodiversità del R.R. 5/2007. Su terreni degradati, come ambienti fluviali o ruderali perturbati dall’uomo, forma densi popolamenti, che soppiantano la vegetazione indigena, riducendo così la biodiversità delle comunità preesistenti e modificando la fisionomia del paesaggio naturale; le dense coperture impediscono inoltre la rinnovazione naturale delle specie forestali. La migliore modalità di controllo è la prevenzione, astenendosi dalla messa a dimora a scopo ornamentale, anche negli ambienti gestiti (es. parchi pubblici); per prevenire la sua dispersione, si può evitare di lasciare terreno nudo nelle vicinanze delle popolazioni ed è utile effettuare un taglio selettivo, ripetuto per alcuni anni e/o coadiuvato dall’impiego di erbicidi, delle infiorescenze prima della fruttificazione. Se le caratteristiche ambientali e conservazionistiche lo consentono, è possibile piantare arbusti ombreggianti e seminare erbacee competitive.

Note per la ricerca: questa specie si concentra in vicinanza dei corpi d’acqua e in ambienti ruderali e semiruderali. È importante segnalare prontamente le nuove stazioni al fine di intervenire immediatamente con l’intento di eradicarla prima che si diffonda nelle aree limitrofe.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: la pianta intera, le foglie o l'infiorescenza.

 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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