fascia 01

Prunus serotina Ehrh.  campagna C03

C03 Prunus Brusa a

ciliegio tardivo

 

Ordine: Rosales

Famiglia: Rosaceae

 

 

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Distribuzione: il ciliegio tardivo è una specie originaria dell’America settentrionale, in particolar modo degli Stati Uniti centro-orientali, da cui è stata introdotta soprattutto per finalità selvicolturali, sebbene sia stata talvolta coltivata anche come ornamentale. In Europa si è diffusa in quasi tutte le nazioni. In Italia è presente in modo preponderante in Lombardia e Piemonte, mentre in altre regioni settentrionali lo è soltanto localmente. La sua presenza in Lombardia riguarda soprattutto le provincie più occidentali, in particolare quelle di Como, Lecco, Milano, Monza-Brianza e Varese, mentre è in maggior misura contenuta in quelle di Pavia (tranne lungo il Fiume Ticino) e di Bergamo.

Identificazione: è un albero deciduo alto sino a circa 20 m, di rado più, ma che in bosco presenta dimensioni minori e tronchi inclinati o persino curvati. La corteccia è di colore grigio-bruno scuro, divisa in placche subquadrate che con l’età si staccano leggermente. I rami, arcuati, presentano foglie alterne, lunghe 8-13 cm, con lamina obovata, ellittica o più spesso lanceolata (ricordano vagamente in quest’ultima forma la foglia del pesco); la pagina superiore è piuttosto lucida e verde scuro, quella inferiore è più chiara e priva di nervature in rilievo. Le infiorescenze sono un racemo cilindrico; i fiori sono ermafroditi (quindi con le parti maschili e femminili nello stesso fiore) e presentano petali bianchi Camera icon 03. Il frutto è una drupa subsferica, nera e lucida a maturità, contenente un nocciolo legnoso Camera icon 03

Specie simili: allo stato spontaneo può essere facilmente confuso con il ciliegio pado (P. padus), una specie autoctona con cui spesso vive e da cui si riconosce facilmente per le gemme lunghe più di 2.5 mm (minori in P. serotina), per la lamina opaca con nervature prominenti sulla faccia inferiore e per la fioritura che è anticipata di circa 15 giorni rispetto a quella del ciliegio tardivo.

Biologia ed ecologia: dopo la fioritura, che avviene tra aprile e maggio, la specie produce una notevole quantità di frutti che giungono a maturazione in piena estate. Gli uccelli contribuiscono alla diffusione dei frutti, che altrimenti cadrebbero vicino alla pianta madre formando un esteso tappeto di semenzali. Dopo il taglio del tronco, la pianta possiede un’ottima capacità rigenerativa e quindi ricresce rapidamente. Il ciliegio tardivo cresce su tutti i tipi di terreno, inclusi quelli calcarei; in genere, preferisce quelli profondi e con buona disponibilità di acqua. È un albero pioniero e quindi ha una notevole capacità di colonizzare ambienti seminaturali abbandonati o altri ambienti aperti dismessi (cave, cantieri, aree industriali, ecc.), formando così boscaglie monospecifiche. Entra anche nei boschi stabili della fascia planiziale e collinare.

Stato normativo, impatti e modalità di controllo: il ciliegio tardivo è considerato una specie invasiva ai sensi del regolamento forestale regionale (RR 5/2007) ed è pure inserito nella Lista Nera delle specie vegetali oggetto di monitoraggio, contenimento o eradicazione ai sensi della Legge Regionale 10/2008. La specie, che è in grado di entrare nei boschi stabili in seguito a saltuari interventi di taglio oppure in mancanza di cure colturali, con il passare del tempo costituisce dense comunità boschive monospecifiche, impedendo in tal modo la rinnovazione di altre specie forestali e persino la crescita delle piante erbacee nemorali. È quindi tra le specie forestali esotiche che in maggior misura determina una profonda alterazione degli ecosistemi forestali. Occorre individuare immediatamente la presenza di nuovi focolai, che devono essere prontamente eradicati tramite estirpazione, cercinatura ed eventualmente diserbo. Il controllo delle popolazioni affermate è difficile e consiste in una combinazione tra diversi metodi di lotta, tra cui il più importante è rappresentato dalle cure colturali.

Note per la ricerca: le ricerche dovrebbero essere indirizzate ad individuare le popolazioni di recente insediamento, perché sono quelle che possono essere più facilmente eradicate; in tal modo è possibile contrastarne l’ulteriore diffusione. La specie deve essere quindi ricercata nelle provincie dove è ancora localizzato oppure non ancora segnalato. Nelle restanti zone si dovrebbe ricercare nelle zone di contatto con il faggio per verificare le sue capacità di espansione in quota.

 

 icona foto dettaglioCosa fotografare: le foglie.

 

 

Per richieste di informazioni sulle campagne si vedano i contatti.

La nomenclatura delle specie floristiche fa riferimento a: Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (eds.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora. Palombi Editori, Roma.

 

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