Introduzione

Da Legge regionale 10 - Flora e piccola fauna protette in Lombardia.
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Introduzione

L’Italia aderisce a diverse Convenzioni ed accordi internazionali in materia di protezione della flora e della fauna selvatica; tuttavia, non esiste tuttora una legge quadro nazionale per la protezione della piccola fauna1 e della flora e questo complesso aspetto di conservazione della natura è stato affrontato da alcune Regioni e dalle Province Autonome. Sin dalla fi ne degli anni ’70, la Regione Lombardia, tra le prime in Italia, si dotò di una legge per la protezione della propria fl ora spontanea e della cosiddetta “fauna minore”: la LR n. 33 del 1977, intitolata “Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica” che, ai titoli IV e V, introduceva i concetti di “Tutela della fauna minore” e “Tutela della fl ora spontanea”.

Vanno citate, tra i riferimenti normativi che riguardano la tutela della flora spontanea e della piccola fauna post-1977, le Convenzioni di Washington e di Berna e la Direttiva europea n. 43/1992/CEE, che riportano elenchi di specie, tra cui diverse presenti anche in Lombardia.

La Convenzione di Washington è entrata in vigore in Italia nel 1980 (CITES, ratificata con la legge n. 874 del 19/12/1975) ed è nata dall’esigenza di controllare il commercio degli animali e delle piante (vivi, morti o parti e prodotti derivati), in quanto lo sfruttamento commerciale è, assieme alla distruzione degli ambienti naturali nei quali vivono, una delle principali cause dell’estinzione e rarefazione in natura di numerose specie.

La Convenzione di Berna è stata ratificata dall’Italia con la legge n. 503 del 5/08/1981, con lo scopo di assicurare la conservazione di flora e fauna selvatiche e dei loro habitat naturali, assicurando una particolare attenzione alle specie, comprese quelle migratrici, minacciate di estinzione e vulnerabili; purtroppo, sul piano pratico questa convenzione è stata poco applicata. Resta comunque un riferimento normativo valido e di possibile ispirazione di atti normativi più efficaci sul piano operativo.

Una data importante, a livello europeo, per la conservazione della biodiversità è il 1992, anno in cui è stata promulgata la Direttiva europea n. 43/1992, nota anche come Direttiva “Habitat”, la quale riporta elenchi di habitat e di specie di interesse conservazionistico per l’Unione Europea. Questa direttiva è stata successivamente recepita dall’Italia tramite il Decreto del Presidente della Repubblica N.357 del 8/9/1997 e i lunghi elenchi di habitat da tutelare e di specie animali e vegetali pro-tette riportati sono stati ripetutamente aggiornati in accordo con le informazioni scientifiche disponibili. L’ultimo aggiornamento in attuazione della direttiva 2006/105/CE è stato adottato dall’Italia con decreto del 11/6/2007.

Gli elenchi fl oristici della direttiva “Habitat” includono attualmente 26 specie e 2 generi presenti in Lombardia; questi elenchi non possono tuttavia considerarsi rappresentativi della reale ricchezza floristica italiana e lombarda, quest’ultima decisamente notevole, con circa 3200 entità spontanee autoctone. Tra queste, numerose specie risultano endemiche, cioè esclusive del territorio padano, alpino o appenninico.

Negli ultimi due decenni, tuttavia, i problemi di conservazione della flora autoctona, cioè nativa, si sono acuiti, nonostante la fitta rete di aree protette regionali, tra cui quelle del network europeo Natura 2000, che copre complessivamente circa il 30 % della superfi cie regionale. Infatti, ai tradizionali fattori di minaccia come la raccolta a scopo officinale o ornamentale di specie o la distruzione/ alterazione degli habitat, si sono aggiunti altri e nuovi problemi, come l’inquinamento delle acque in pianura (es. eccesso di sostanze nutritive e diserbanti), l’abbandono degli usi tradizionali del suolo (sfalcio ed uso delle praterie da fi eno, pascolo montano e alpino), l’invasione massiccia di specie esotiche, i primi effetti del riscaldamento climatico in alta montagna. In tal senso, sono state di grande importanza le iniziative in ambito di conservazione, realizzate su base nazionale, ma con riferimento anche regionale, come le Liste Rosse della flora italiana (Conti et al., 1997), nonché la diffusione dei criteri IUCN per realizzare le stesse liste rosse (Rossi et al., 2008), o i prodotti a cura della SBI e MATTM (come l’Atlante delle specie a rischio di estinzione, 2005, Compact Disk).

Lo stato delle conoscenze di base è via via decisamente migliorato, in particolare attraverso la realizzazione di importanti atlanti distributivi come quello della flora della Provincia di Cremona nel 2006, ma anche con la descrizione di numerose nuove entità floristiche, tra cui citiamo di esempio Primula albenesis Banfi & Ferlinghetti e Saxifraga presolanenis Engl.. Questo è il frutto dell’indagine di centri di ricerca pubblici (Università, Musei di Scienze Naturali, rete regionale degli Orti Botanici), ma anche, e forse soprattutto, dell’impegno di tanti appassionati floristi che operano con entusiasmo e competenza nel nostro territorio. Si ricorda in tal senso, come sintesi di tanti lavori floristici “di base” la Checklist della flora vascolare italiana (Conti et al., 2005), con elenchi su base regionale, nonché il suo successivo aggiornamento (2007). Vanno senz’altro anche citate importanti opere di sintesi, ma nello stesso tempo divulgative, come Flora Alpina (Aeschimann et al., 2004), di grande interesse per dare un quadro aggiornato e sintetico della distribuzione della flora per lo meno in ambito alpino, in attesa della nuova edizione della Flora d’Italia, a cura di S. Pignatti.

Inoltre, va sicuramente menzionata la Società Botanica Italiana, che dal 2000 ha visto ristabilire la sua sezione regionale (SBI-LO) e un impegno rinnovato, che si può evidenziare anche nei recenti contributi sull’Informatore Botanico Italiano (Notulae alla checklist della flora vascolare italiana).

Anche per quanto riguarda la piccola fauna si possono fare considerazioni analoghe. La direttiva Habitat nei propri allegati tutela 25 specie di invertebrati, 13 di anfibi, 8 di rettili presenti in Lombardia, ma il quadro italiano e, specificamente, regionale, è assai più complesso e composito: le specie di artropodi censite nel territorio lombardo, per esempio, sono circa la metà dei taxa complessivamente ascritti alla fauna italiana. A questo proposito si deve innanzitutto precisare che le informazioni complessive relative ad anfibi e rettili sono di gran lunga più complete di quanto non sia per lo sterminato mondo dei cosiddetti invertebrati (che comprendono la maggior parte delle specie viventi): tale situazione introduce molte difficoltà nella definizione di liste significative. D’altro canto, è nota la presenza in Lombardia di numerose specie stenoendemiche soprattutto di insetti, spesso a costumi ipogei e relegate a singole grotte o singoli massicci montuosi, come accade frequentemente per le Grigne o le Orobie.

In Italia gli invertebrati hanno sempre rappresentato il fanalino di coda di ogni intervento ma anche di ogni ragionamento in tema di conservazione della natura; ai molti motivi di ordine culturale si devono anche aggiungere difficoltà di tipo pratico, sostanzialmente riconducibili al fatto che si tratta di un numero enorme di specie, spesso di dimensioni minuscole e difficili da studiare e da conoscere. Il concetto stesso di “invertebrato” non fa che evidenziare una nostra diffusa ignoranza o mancanza di considerazione verso questa componente, sostanzialmente definita solo per la sua non appartenenza al gruppo dei vertebrati. Vale la pena evidenziare che, sebbene i non-vertebrati godano generalmente di meno considerazione ovunque, da noi la mancanza di attenzione è più accentuata che altrove: ad esempio, in inglese o in tedesco esistono nomi volgari per la gran parte delle specie di insetti, mentre in Italia sono pochissimi i nomi comuni disponibili in letteratura e ancora meno quelli utilizzati abitualmente.

Sotto il profilo faunistico, la LR 33/1977 era ormai particolarmente lacunosa in quanto si limitava in una paginetta scarsa a vietare o regolamentare la raccolta di specie a scopo alimentare (chiocciole, gambero di fiume, rane) e a tutelare i girini degli anfi bi e le Formica del gruppo rufa, considerate importanti nell’ecologia forestale. La direttiva Habitat è servita anche da primo spunto per iniziare a considerare anfibi, rettili ed invertebrati alla stregua degli altri gruppi animali, e per rivalutare la “fauna minore” nel suo complesso. Si tratta infatti di specie animali di piccole dimensioni, ma non certo di minor importanza dal punto di vista ecologico, scientifico e conservazionistico. Ma non solo: cosa sarebbero ad esempio i nostri prati senza le farfalle? E chi, se non gli insetti, impollinerebbe svariate piante spontanee o coltivate?

Un passo avanti assai significativo in vista di una più oculata tutela della fauna è stato compiuto da Regione Lombardia con la delibera di giunta regionale 20 aprile 2001 n. VII/4345, “Approvazione del Programma Regionale per gli Interventi di Conservazione e Gestione della Fauna Selvatica nelle Aree Protette e del Protocollo di Attività per gli Interventi di Reintroduzione di Specie Faunistiche nelle Aree Protette della regione Lombardia”. Tale documento (Fornasari e Villa, 2001) può a tutti gli effetti essere considerato il precursore della LR 10/2008 nei suoi aspetti faunistici. Il provvedimento conteneva infatti dettagliate schede non solo su pesci, uccelli e mammiferi, ma anche su tutti i rettili e gli anfibi lombardi, nonché un elenco di 19 specie prioritarie di invertebrati. In questo elenco, seppur ritenuto preliminare in attesa dell’acquisizione di più circostanziate informazioni, venivano inserite solo le specie segnalate o rinvenibili in Lombardia e già caratterizzate da uno status particolare, riconosciuto a livello internazionale (presenza nelle liste rosse della IUCN, negli allegati della direttiva “Habitat”, esplicita individuazione nella LR 33/1977). Venivano fornite inoltre dettagliate informazioni sulle modalità di gestione più idonee ai fi ni della conservazione e dell’incremento delle specie (vertebrate o invertebrate) considerate. Oltre alle singole specie, il programma evidenziava anche 14 comunità di invertebrati considerate prioritarie, dettando misure per la loro tutela e gestione naturalistica.

Successivamente Regione Lombardia ha voluto promuovere ulteriori approfondimenti di livello locale, soprattutto avviando la costituzione di un inedito catalogo informatizzato e georeferenziato degli invertebrati lombardi, oggi disponibile per i molluschi e i crostacei delle sorgenti e delle acque sotterranee (Pezzoli, 2005), i lepidotteri diurni, i carabidi, gli odonati, i colevidi, i ragni, i cerambicidi (AA.VV., 2008)2.

Non ultimi, a far risaltare l’importanza della conservazione della fl ora e della piccola fauna hanno fortemente contribuito i parchi e in generale il sistema delle aree protette, soprattutto negli ultimi dieci anni, la rete Natura 2000 (SIC, Siti di Importanza Comunitaria), con una fase analitica prima e la successiva stesura dei piani di gestione, che riguardano anche la gestione e salvaguardia della flora, degli anfibi, dei rettili, dei molluschi e degli artropodi.

Inoltre, nel panorama regionale, va ricordata l’attività intensa di promozione della “conservazione attiva” della flora spontanea attuata, con metodi spesso innovativi, del Centro Flora Autoctona (CFA) concepito e istituito nel 1996 dal Consorzio Parco Monte Barro (Galbiate, Lecco) e dallo stesso consorzio gestito su mandato di Regione Lombardia. Al CFA hanno nel tempo aderito, oltre al Parco Monte Barro, l’Università dell’Insubria, la Fondazione Minoprio e l’Università di Pavia. In questa ultima sede, dal 2005 è attiva la Banca del Germoplasma delle Piante Lombarde (LSB, Lombardy Seed Bank), che funge da struttura di base nelle fasi di riproduzione delle specie (filiera produttiva), per interventi di recupero ambientale o reintroduzione, ultimamente anche in contatto con diversi vivaisti privati ed Ersaf. Anche l’attività di coordinamento del programma regionale sopra citato, nonché la predisposizione degli atlanti degli invertebrati lombardi è avvenuta avvalendosi in modo sostanziale delle competenze messe a disposizione dal Parco Monte Barro e dal CFA.

Da ultimo, ma non per importanza, va ricordato il contributo che in tanti anni hanno dato alla conservazione della flora e della piccola fauna le Amministrazioni Provinciali e tramite esse o i parchi le Guardie Ecologiche Volontarie (GEV); esse hanno contribuito da una parte all’attività di vigilanza alla conservazione della flora e della piccola fauna, facendosi garanti sul territorio del rispetto della LR 33/1977, dall’altra diffondendo tra i cittadini l’interesse per il nostro patrimonio floristico e faunistico in attività di educazione ambientale. Le stesse Amministrazioni Provinciali, tramite atti dei loro Presidenti, hanno negli anni emanato provvedimenti di conservazione della fl ora spontanea autoctona in modo più rigoroso a livello locale, con divieto assoluto di raccolta. Anche questa base legislativa “locale” è servita per orientare le future scelte a livello regionale.

Pertanto, dopo circa trenta anni, grazie anche alla sollecitazione dei soggetti sopra ricordati, Regione Lombardia ha opportunamente pensato che la legislazione sulla conservazione della flora e della piccola fauna andava adeguata, sia come dispositivo di legge, che con l’emanazione di nuovi elenchi delle specie protette. E’ nata così nel 2008 la nuova legge regionale n. 10, intitolata “Disposizioni per la tutela e la conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione”. Nello stesso anno sono stati approvati gli elenchi delle specie protette, poi aggiornati nel 2010 (DGR 24 luglio 2008, n. 8/7736 e DGR 27 gennaio 2010, n. 8/11102).

Pertanto oggi in Lombardia siamo dotati di una legge innovativa ed efficace, che è certamente di esempio, almeno per i principi generali a cui si ispira, per molte altre regioni europee e non solo. Ma quali sono i cardini della nuova normativa regionale? Ricordiamo alcuni aspetti salienti della LR 10/2008.

Intanto sono le entità specifiche (o alcuni generi o famiglie o comunità animali precise, come vedremo) ad essere protette, indipendentemente dal fatto che il territorio in cui vivono sia protetto o meno. Quindi non si possono raccogliere/catturare in generale o comunque danneggiare le singole piante della flora protetta o i singoli esemplari di fauna tutelata.

Per quanto riguarda le piante, una novità importante di questa legge, rispetto alla LR 33/1977, è la presa in considerazione non solo di piante così dette “superiori” (Pteridofite e Spermatofite), ma anche per la prima volta di piante non-vascolari, cioè Licheni, Epatiche e Briofite (es. muschi), dal momento che in passato anch’essi hanno subito danni alle loro popolazioni naturali. Inoltre, sempre tra le novità salienti a livello di “divieto”, vi è l’introduzione a livello regionale della categoria delle specie di flora spontanea protette in modo rigoroso, di cui cioè non è possibile neanche la raccolta di uno scapo fiorale (categoria C1). Questa norma non era contemplata dalla LR 33/1977, dove di fatto tale divieto era imponibile solo a livello provinciale ad opera dei Presidenti delle singole province. Ora invece vige tale divieto, visto il livello preoccupante di minaccia che grava in modo estensivo sulla flora lombarda. A questa categoria di protezione rigorosa appartengono sia singole specie (in numero di 306) che gruppi collettivi (21 generi, 2 famiglie) tra Licheni, Briofite e Pteridofite (es. Felci), nonché Gimnosperme ed Angiosperme (piante con fiori e semi).

Nella categoria C2 troviamo invece le specie di flora spontanea con raccolta regolamentata, di cui, come nella vecchia LR 33/1977, è possibile raccogliere fino ad un massimo di 6 esemplari, come scapi fiorali o fronde (se trattasi di felce). Nel 1977 questo limite era per tutte le entità, ora solo per questa categoria C2. Resta ancora in vigore la norma che permette alle Province di predisporre il passaggio di entità dall’elenco C2 a quello C1, con atti autonomi; introducendo una normativa più restrittiva rispetto a quella regionale. Nella categoria C2 troviamo 121 entità specifiche (non vi sono gruppi collettivi).

In totale, le entità protette (C1 più C2), incluse quelle appartenenti ai gruppi collettivi di C1, ammontano a 663, un numero veramente considerevole, che corrisponde a circa il 20% della flora spontanea autoctona regionale.

Sono considerate protette anche le piante officinali spontanee elencate nel Regio Decreto n.772/1932 (Elenco delle piante dichiarate officinali), la cui raccolta, se comprese negli elenchi delle specie di fl ora spontanea a raccolta regolamentata (C2), è consentita previa autorizzazione da parte dell’ente competente territorialmente per questa legge (Amministrazioni provinciali, parchi). Ferme restando le limitazioni di cui al citato RD, per le specie di cui all’elenco C2 è ammessa la raccolta massima di cinquanta esemplari per persona, per giorno di raccolta. Si tratta di fatto di limitazioni più restrittive rispetto al RD, ma giudicate sufficienti per un uso personale (ad es. a scopo liquoristico o medicamentoso). Si limita invece l’uso a scopo industriale, che dovrà basarsi su piante comunque coltivate, anche se possibilmente negli stessi ambienti di vita naturale delle specie, per garantire una buona qualità del prodotto.

Una novità assoluta, inoltre, è rappresentata dall’art. 10, che per la prima volta in Lombardia (e probabilmente in Italia), introduce il concetto che le piante protette vadano tutelate non solo con limiti o divieti di raccolta, ma anche, dove necessario e possibile, con interventi attivi di rafforzamento delle popolazioni esistenti o addirittura attraverso la reintroduzione nei siti dove le entità si sono estinte, qualora le condizioni ambientali garantiscano il successo dell’intervento. In tal caso, si sono stabilite delle procedure obbligatorie per evitare reintroduzioni facili o “discutibili”: il progetto di reintroduzione o ripopolamento deve essere infatti realizzato da personale competente, secondo linee guida fornite dalla Regione, deve essere autorizzato preventivamente dalla Regione stessa, e l’operazione deve risultare iscritta obbligatoriamente in un registro regionale. In tal modo si potranno distinguere popolazioni naturali e popolazioni reintrodotte e si eviteranno interventi non adeguati alle finalità di conservazione delle specie.

Per quanto concerne la fauna, le novità sono probabilmente ancora maggiori. Come si è detto la LR 33/1977 non tutelava che poche specie animali, alle quali per lo più si riconosceva importanza alimentare o comunque interesse applicativo; viceversa, la LR 10/2008 oggi tutela ben 43 specie di invertebrati e tutti gli anfibi e i rettili autoctoni in Lombardia (33 specie). Facendo tesoro delle considerazioni svolte nel citato Programma Regionale del 2001, tenuto conto del fatto che la distinzione delle singole specie di invertebrati è spesso preclusa ai non specialisti, sono inoltre tutelate 8 comunità di invertebrati, ritenute di particolare importanza sotto l’aspetto scientifico-conservazionistico; tali comunità sono elencate di seguito e comprendono decine e decine di specie endemiche: spugne d’acqua dolce; efemerotteri stenoeci planiziali; plecotteri planiziali; tricotteri stenoeci planiziali; molluschi delle sorgenti e delle acque sotterranee; invertebrati troglobi; invertebrati dei prati secchi, di brughiera e delle oasi xerotermiche; insetti saproxilofagi degli alberi cavi.

Inoltre, fatto assai importante, alla tutela dei singoli esemplari appartenenti alle specie protette si accompagna l’indispensabile tutela degli ambienti caratteristici delle specie di interesse: a che servirebbe infatti, ad esempio, tutelare gli anfibi se poi sparissero le zone umide a loro indispensabili per la riproduzione?

In sostanza, anche sotto l’aspetto faunistico, la LR 10/2008 è una norma originale e moderna: se da un lato assume come propri i tradizionali principi che impongono la rigorosa protezione delle specie minacciate ai fini della loro conservazione, dall’altro non si riduce ad un mero elenco di divieti, perché entra piuttosto nel merito di indispensabili interventi finalizzati alla gestione attiva della natura.

La legge contiene poi un’ulteriore importante novità: le liste nere, ossia l’elenco di specie animali e vegetali esotiche e indesiderabili perché invasive e particolarmente distruttive nei confronti delle specie autoctone e degli habitat ad esse indispensabili. Non solo è vietata l’introduzione negli ambienti naturali di tali specie, ma, sulla base di considerazioni circa l’effettivo rischio connesso alla diffusione delle stesse, le liste nere suggeriscono di volta in volta le misure da adottare, dal semplice monitoraggio alla completa eradicazione dal territorio regionale.

Infine, ricordando qui con piacere anche il volume a suo tempo edito per la LR 33/1977 (Flora spontanea protetta nella regione Lombardia, Manuali per le Guardie Ecologiche), vogliamo introdurre la modalità di consultazione del presente manuale che, come nella versione precedente lega le immagini delle specie ad una scheda sintetica, a supporto di chi vuole riconoscere le piante e gli animali protetti, sia per finalità conoscitive in senso stretto, sia per far rispettare i divieti e limiti introdotti (GEV, Guardie Provinciali, ecc.). Per i dettagli di guida alla lettura delle schede, si rimanda alla relativa legenda. Qui ci fa comunque piacere evidenziare la trattazione della distribuzione dei vari taxa sul territorio lombardo, che giunge fino al livello di provincia (mappe). Tuttavia, con colori diversi abbiamo evidenziato il differente livello di conoscenza, in molti casi ancora non soddisfacente (Rossi et al., 2009). Infatti, resta da colmare la lacuna conoscitiva sulla distribuzione di molte entità. La situazione qui evidenziata vuole comunque essere di stimolo per ulteriori indagini di campo. A noi tutti il compito di proseguire tali ricerche in futuro.

G. Rossi, G. Parolo, N.M.G. Ardenghi E. Razzetti, M. Villa